georadar, villa romana della liberta Peticia, Staranzano

indagini geofisiche 3d per l'individuazione di strutture sepolte

Nel mese di maggio 2022 si sono svolte alcune indagini geofisiche mediante georadar 3D presso la villa romana della Liberta Peticia di Staranzano, volte verificare la presenza di eventuali strutture sepolte in prossimità del sito archeologico.
Queste prospezioni geofisiche effettuate nell’area della villa  hanno consentito di raccogliere una serie di dati interessanti dal punto di vista archeologico e topografico, sebbene al netto dell’impossibilità di coprire una superficie omogenea priva di ostacoli, per via della presenza di campi coltivati e di capanni ad uso agricolo presenti sul sedime d’indagine.
Le varie fasi dell’indagine sotto riportata, congiuntamente alla spiegazione dei principi fisici afferenti a questa, restituiscono un piccolo, affascinante viaggio nell’applicazione delle più moderne metodologie scientifiche alla scoperta di quell’antico che ancor’oggi cela i suoi segreti nella campagna locale.


Le presenti ricerche archeologiche non invasive sono autorizzate dal Ministero della Cultura – Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio / Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia con protocollo n° 3619 del 25/02/2022.

il video dedicato alle fasi di ricerca e studio


Staranzano; restauro mosaico villa romana liberta Peticia

intervento conservativo sul pavimento musivo

il video dedicato all'intervento conservativo


STATO DI CONSERVAZIONE

Il progetto E-Villae ha previsto un intervento conservativo sul mosaico della villa romana di Staranzano, intervenendo sullo stato di conservazione del mosaico che, a sette anni dall’ultimo intervento di ripristino, versava comunque in discrete condizioni.
Ad un’analisi iniziale, la stuccatura del margine perimetrale era localmente frammentata con la conseguenza del distacco delle ultime file di tessere e tutto l’ambiente risultava ricoperto da depositi ambientali polverulenti, residui vegetali ed animali che rendevano illeggibile la scacchiera centrale e la valenza cromatica dei materiali costitutivi.
La superficie musiva risultava popolata da alghe verdi il cui colore si intensificava apportando umidità, piantine di tipo superiore e muschio, specialmente lungo le maltine interstiziali.
Gli sbarramenti fisici  ai due ingressi non si sono rivelati sufficienti a proteggere la pavimentazione dall’attacco biologico, rendendo possibile la presenza di numerose piante di tipo superiore e muschi in corrispondenza delle soglie.

crescita di piante di tipo superiore
crescita di piante di tipo superiore

L’INTERVENTO DI RESTAURO

La prima operazione svolta dai restauratori  è stata la disinfezione mediante applicazione a spruzzo di biocida a basso impatto ambientale.
Il prodotto è stato steso su tutte le superfici musive e murarie e lasciato agire per alcuni giorni. Nel contempo le piante superiori sono state estirpate dal cotto degli ingressi con la massima cautela, per scongiurare il rischio di sconnessione.
Il trattamento biocida è stato ripetuto alla fine dell’intervento prima della protezione finale.
La spolveratura preliminare è stata un’operazione estremamente importante per capire il grado di adesione e di coesione del tessellato ed individuare le tessere svincolate. Per tale motivo è stata pazientemente eseguita manualmente mediante l’impiego di pennellesse morbide

Staranzano; restauro mosaico villa romana liberta Peticia
asportazione dei depositi superficiali

Parallelamente si è proceduto con l’asportazione meccanica del muschio lungo gli interstizi delle tessere avvalendosi del bisturi.

Staranzano; restauro mosaico villa romana liberta Peticia
rimozione del muschio dalla maltina interstiziale

La spolveratura ha messo in luce una superficie molto offuscata, la cui lettura risultava ancora molto faticosa. Per approfondire la rimozione dei depositi incoerenti tutta la superficie è stata lavata con vaporjet, spazzolini di nylon e spugne di cellulosa, avendo cura di raccogliere i ristagni d’acqua per consentire una rapida asciugatura.

Staranzano; restauro mosaico villa romana liberta Peticia
lavaggio della superficie musiva con l’ausilio di vaporjet

I salvabordi perimetrali sono stati integrati nelle porzioni rovinate con malta a base di calce e sabbia addizionata con pigmenti in polvere.
Le tessere mobili ma sufficientemente ancorate alla malta di allettamento sono state fissate con iniezioni di resina acrilica in sospensione acquosa, mentre quelle completamente staccate sono state ricollocate con malta di allettamento.

Staranzano; restauro mosaico villa romana liberta Peticia
ricollocazione di tessere svincolate dalla malta di allettamento

Alcune tessere risultavano però perdute e quindi sono state sostituite utilizzando tessere lapidee di  litotipo affine a quello originario.
Pur avendo asportato ingenti quantità di terriccio mediante il lavaggio con spugnatura e vaporizzazione, il risultato estetico iniziale non si è tuttavia rivelato del tutto soddisfacente.
Pertanto, prevedendo di eseguire il consolidamento, in accordo con la Direzione dei Lavori, si è deciso di approfondire la pulitura del tessellato con l’uso della microsabbiatrice, in modo da rimuovere a secco anche i depositi terrosi concrezionati e garantire la giusta penetrazione del prodotto consolidante sulle superfici delle tessere e nelle malte interstiziali.
Come previsto, l’operazione ha riportato in luce la valenza cromatica dei materiali ed ha consentito di perfezionare la rimozione dei muschi dagli spazi interstiziali.

Staranzano; restauro mosaico villa romana liberta Peticia
impiego della microsabbiatrice per approfondire il livello di pulitura delle tessere

Una volta terminata la pulitura, si sono eseguite le stuccature nei punti in cui erano danneggiate e dove si erano sviluppate piante superiori.
Anche le fughe tra i laterizi delle soglie sono state colmate con malta a base di calce e sabbia pigmentata, al fine di rallentare la ripresa dello sviluppo vegetativo di piante.

soglia ripristinata

Sulla superficie perfettamente pulita e spolverata con aspiratore elettrico e pennellessa è stato steso un prodotto consolidante e idrorepellente a base di silicato d’etile associato a silossani.
Quest’ultimo trattamento permette così di ottenere una migliore resistenza della superficie trattata, predisponendola favorevolmente ai periodici, venturi interventi conservativi.

Staranzano; restauro mosaico villa romana liberta Peticia
un tassello di pulitura


Villa romana della liberta Peticia, Staranzano

il progetto di recupero e restauro del 2003

La scoperta della villa avvenne in maniera fortuita 1955.
Ad essa a seguì immediatamente una campagna di scavi diretti dalla Soprintendenza archeologica del Veneto. Grazie a questo intervento fu messa in luce l’estremità sud-orientale della villa che risultò costruita nella seconda metà del primo secolo a.C. nei pressi della strada consolare che da Aquileia portava a Tergeste.
Gli scavi attuali, finalizzati alla valorizzazione del sito, hanno riportato alla luce la due strutture perimetrali est e sud della villa, contraffortate all’esterno da dei pilastri quadrangolari. All’interno lo spazio si suddivide in tre ambienti affacciati su una zona scoperta, tipo cortile, che presentano i pavimenti ancora in buono stato di conservazione.

liberta Peticia; Staranzano
L’area archeologica della villa di Staranzano (foto di F.Snidero)

La prima fase di costruzione è caratterizzata dall’impiego di ciottoli di fiume quale materiale da costruzione. I pavimenti sono realizzati in signino, ossia un battuto di frammenti calcarei e malta, superiormente lisciato e decorato dall’inserimento volutamente disordinato di sezioni di ciottoli e di pietre di vari colori.
In una seconda fase di ristrutturazione della villa, che potremmo datare nella prima metà del I secolo d.C., il primo ambiente viene ampliato mediante la costruzione di un nuovo muro perimetrale spostato verso sud: la tecnica impiegata è diversa, fatto che aiuto a distinguere fra le varie fasi edilizie, ed impiega oltre ai ciottoli di fiume anche frammenti di tegole di laterizio forse in parte recuperate dalla demolizione degli alzati o dei tetti riferibili alle strutture precedenti.
In questa fase, sopra la rasatura del vecchio perimetrale e sopra il precedente pavimento, ne viene steso un altro in cubetti di cotto che sulla linea di prolungamento del muro di chiusura dei vani adiacenti, lascia il posto ad un mosaico bianco-nero con decoro centrale a scacchiera. Proprio la posizione centrale del decoro, che delinea una disposizione ad “U” nel pavimento a cubetti, ha indotto ad identificare la stanza con un triclinium, una stanza da pranzo ove l’area pavimentata a cubetti veniva “nascosta” dalla disposizione, ad “U” appunto, dei letti triclinari, sui quali i romani usavano mangiare distesi appoggiandosi su un gomito.
In questa fase anche il vecchio cortile viene ampliato e pavimentato a cubetti mentre il secondo vano mantiene il signino precedente; l’ultimo ambiente indagato verso est, il terzo, si orna a sua volta di un mosaico bianco-nero con un’altra piccola scacchiera centrale.

Mosaico della villa romana della Liberta Peticia, Staranzano
Il mosaico del vano C (foto A.Re.Con snc)

La terza fase, che si distingue per una tecnica edilizia decisamente scadente e frettolosa, apporta alcune modifiche non sostanziali all’impianto.
Il primo vano è oggetto di una ristrutturazione che lo porta a cambiare di destinazione d’uso: la sala viene quadruplicata attraverso la costruzione di tre tramezzi (è probabile infatti che essi non raggiungessero l’altezza l’altezza totale della stanza, sino al soffitto) e l’ingresso si orna di una soglia in pietra che conserva l’incasso della porta. Molto probabilmente, l’accesso diretto alle quattro celle era impedito da un aulaeum, una tenda in stoffa leggera che correva lungo la fascia di passaggio tra il mosaico ed il pavimento a cubetti: un piccolo plinto in pietra fornito di incasso per un palo, rinvenuto in posizione originaria, addossato al muro perimetrale ed in corrispondenza della fascia di passaggio è forse da collegare al suo sostegno.
Durante lo scavo del 1955, il rinvenimento in questa sala di una base con dedica alla Bona Dea da parte della liberta Peticia, ha indotto a riconoscervi un sacello privato: tuttavia la datazione più antica dell’epigrafe –fine del I secolo a.C./ inizi I d.C.- prova che il culto era già praticato nella villa fin dagli inizi della sua costruzione, fatto che non impedisce tuttavia, che Bona Dea vi fosse venerata un secolo più tardi.
Probabilmente da collegare a rituali di culto è anche una piattaforma quadrangolare, intravista nel cortile all’estremità orientale dello scavo, che in via ipotetica potremmo identificare con un focolare all’aperto.

 

Risultati culturali e scientifici raggiunti.

Con la conclusione nel cantiere, una parte della villa romana risulta fruibile a tutta la cittadinanza.
Con la conclusione nel cantiere una parte della villa Romana risulta fruibile a tutta la cittadinanza. Un pannello didattico descrive le strutture visibili in modo chiaro e semplice con l’ausilio anche di foto e disegni. Un pannello collocato sulla strada segnala il posizionamento della villa.
L’esiguità dal finanziamento non ha permesso di portare alla luce anche i pavimenti musivi, pertanto si auspica che il futuro interventi sono rivolti a ciò, per rendere maggiormente comprensibile la distribuzione interna della villa romana.
Durante le operazioni di scavo archeologico per riportare alla luce le strutture individuate negli anni ’50, sono stati eseguiti alcuni sondaggi per verificare anche lo stato di conservazione dei pavimenti della villa al fine di preventivare i futuri interventi.
Nella documentazione al prodotta dagli archeologi, a fine scavo, sono contenute le conferme alle notizie pubblicate degli anni ’50 che verificano l’importanza della villa rustica di Staranzano.
Le strutture sono state consolidate e protette con una superficie di sacrificio, in ciottoli per quelle di prima fase e di mattoni per quelli di seconda fase. Le strutture di prima fase sono state ricoperte con un doppio corso di pietre, il primo leggermente rientrante rispetto al filo esterno per denunciare la parte nuova del paramento originale.
Quelle di prima fase sono state ricoperte da un corso di mattoni con la seguente metodologia: vista la non sufficienza di mattoni originali disponibili, questi sono stati utilizzati per proteggere i pavimenti esterni collocando verso il basso la ripiegatura a protezione del paramento sottostante. L’interno delle strutture è stato protetto con mattoni nuovi ma fatti a mano. Sono stati effettuati vari campioni di malta per raggiungere la coloritura e la composizione più simile a quella originale e più resistente nelle condizioni ambientali del luogo. I pavimenti sono stati protetti con geotessuto, sabbia e ghiaia. Il geotessuto è stato posizionato secondo pendenze calcolate atte convogliare l’acqua piovana in una zona posta a sudovest ed esterna al sedime della villa, ove è stato collocato un pozzo perdente. L’area risulta interamente recintata da una rete verde che garantisce la sicurezza al monumento ma permette a chiunque di vederlo ed è dotata di un impianto di illuminazione di sicurezza.


Arch. Fabiana Pieri


Scavo di una casa romana nel fondo di proprietà della chiesa del sig. Laurencic. Scavo Laurencic. Staranzano

villa romana di Staranzano: le prime indagini

pianta della villa romana della Liberta Peticia di Staranzano
Pianta dell’area indagata nel 1955 (Archivio del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia)

In via del tutto fortuita e avvenuta la scoperta di un pavimento musivo nella zona di Staranzano, a Nordest dell’abitato della proprietà della chiesa parrocchiale.
La pronta segnalazione da parte del comune ha fatto sì che la Soprintendenza alle antichità delle Venezie abbia potuto intervenire tempestivamente a prender visione del caso. Sotto la guida solerte dell’assistente tecnico G. Runcio lo scavo è stato iniziato e, per l’accordo raggiunto tra Comune la Chiesa Parrocchiale e il proprietario della terra confinante, signor E. Laurentic, ha potuto essere ampliato per una superficie di metri quadri 128, ad una profondità costante di metri 0,80 dal piano di campagna.
La difficoltà dell’opera è stata data soprattutto dal terreno fortemente argilloso e dalla bontà delle colture viticole e fruttifere della zona, che hanno elevato non poco le indennità da pagare e proprietari per il danno subito.

L’interesse nel complesso venuto in luce ha però offerto all’opera della Sovrintendenza la massima sollecitudine e comprensione da parte delle autorità locali che desiderano vivamente, a tutto loro onore, di poter mettere in evidenza e conservare in  vista quanto documenta l’antica vita del luogo.

La mano d’opera perciò è stata messa a disposizione dal Comune di Staranzano avendovi inviato la Direzione degli scavi di Aquileia un operaio specializzato ed abile perché la sorveglianza sui lavori di sterramento fosse costante.
Verso la fine di maggio si avuto pure un sopralluogo da parte della Sopraintendente  alle Antichità in persona, la dottoressa B. Forlati, che si è vivamente compiaciuta dei lavori in corso.
Da quanto oggi è stato messo in luce il visitatore riporta l’impressione di un complesso murario d’età romana interessante e vivace nelle sue strutture, nella sua ordinata disposizione topografica, nella semplice eleganza dei suoi mosaici. Ed è una scoperta che non desta meraviglia data la presenza a poca distanza verso ovest della strada romana che passava per il basso monfalconese, collegando Aquileia a Tergeste e le scoperte analoghe, di case e di opere di epoca romana, avvenute nella zona in anni precedenti.
Lo scavo ha messo in luce attualmente gli ambienti che si allineano lungo il lato est del complesso, rimarrebbe da esplorare la parte ovest con gli ambienti di collegamento nei lati sud e nord la cui continuazione è evidente dall’argine argilloso occidentale (fig.1).

Fig. 1 Visione dello scavo da S-E
Fig. 1 – Visione dello scavo da S-E

Le strutture che si elevano dal terreno di base per un’altezza media di circa metri 0,50 si presentano di tre qualità diverse ed aiutano, insieme al livello e al tipo di pavimenti, a seguire la vicenda edilizia della casa. I muri che affiorano a profondità maggiore si presentano a ciottoli di fiume. La sezione normale di tali muretti a corsi regolari dà uno spessore medio di metri 0,45 e dimostra la loro erezione con circa quattro elementi collegati da malta biancastra di poca consistenza. La pianta della casa costruita a muri di ciottoli e in seguito ampliata da sul lato sud di circa quattro metri, ma nella fase prima, di cui ora parliamo, era costituita, nell’area scoperta almeno, poiché i muretti di ciottoli continuano sottoterra tanto verso Nord quanto verso Ovest, da tre vani (a, b, c) che si aprivano nell’interno verso un probabile corridoio (f). Il muro a ciottoli lungo il lato Est presenta all’esterno due piccoli contrafforti dello stesso suo tipo, disposti ad intervallo regolare dello spigolo Sud-Est della casa, rifiniti in modo da far pensare ad una loro funzione decorativa o strutturale connessa al muro perimetrale.

villa romana della Liberta Peticia a Staranzano; murature
Fig. 2 – il lato Sud con il contrafforte

A sostegno, ad esempio, delle gronde di scolo del tetto. L’ampliamento della casa verso meridione con muri di tipo diverso riprende infatti il medesimo motivo del contrafforte sul lato Sud. Si noti che la distanza del contrafforte dallo spigolo a Sud Est è circa la stessa su tutti e due i lati. Questa equidistanza che riprende quella degli elementi aggettanti sul lato Est non può essere casuale (fig.2). L’ampliamento della casa avviene dunque come abbiamo or ora notato con struttura di tipo diverso: si reimpiegano i ciottoli risultanti dalla rovina di alcuni tratti dei muri precedenti e ad essi si aggiungono con poca malta gialliccia, più grassa, frammenti di tegole e mattoni sottili giallo chiari di fine argilla cotta in fornace, mantenendo un spessore medio di metri 0,45.

Più che nei muri, dove prevalgono i frammenti di tegole, i mattoni si incontrano numerosi nella terra che viene estratta e testimoniano con probabilità la struttura a file di mattoni regolari che avranno avuto le murature in elevato. Interessa rilevare come si cerchi di dare alle murature funzionali una certa organicità, alternando i filari di ciottoli con quelli di tegole frammentate, secondo un ritmo presente ovunque il fiume vicino avesse fornito ciottolame da costruzione agli abitanti.
Si veda l’esempio monumentale offerto dalla porta Romana di Torino che alterna il rosso vivo del mattone al bianco di ciottoli in una cadenza estremamente pittorica.
L’esterno del muro aggiunto ad est e a sud testimone ancor più validamente la funzione perimetrale del muro a ciottoli ad est e di quello più arretrato a sud, in quanto è più solido dei muri interni e cammina su uno zoccolo di base a leggero aggetto. Mancano inoltre tutto intorno attacchi d’altre murature o tracce di battuti pavimentali (fig.3).

muri della villa romana della Liberta Peticia di Staranzano
Fig. 3 – Murature della II e della III fase.

Le variazioni ulteriori della pianta interna del complesso, sempre relativa alla zona messa in luce, sono portate da un terzo tipo di muratura, con spessore medio di mezzo metro costruita quasi soltanto con frammenti di tegole uniti da poca malta magra e grigiastra.
Mentre nei muri della seconda fase i frammenti di tegole erano disposti spesso a spina di pesce con gustoso senso decorativo oltre che con praticità di impiego, in questi muretti della terza fase il tono è quello di un arrangiamento strutturale che affastella tegole e mattoni con intendimento puramente funzionale e molta frettolosità esecutiva (fig.4).

il mosaico della villa romana della liberta Peticia di Staranzano si rivela per la prima volta
Fig. 4 – Scavo iniziale del vano A

Sono rappresentativi di questa fase i tre muretti costruiti sopra il pavimento del vano C in direzione Est Ovest ed il grosso basamento quadrangolare nell’area del vano D finora scoperto verso Sud.
La terza fase più che degli ampliamenti sembra quindi aver portato delle aggiunte interne risolte con materiale reimpiegato, tolto da qualche vecchio deposito perché vi si trovano tegole e mattoni di tipi e bolli vari, prevalendo però sempre l’argilla chiare fine tirata forma di spessore sottile.
I bolli più frequenti sono quindi già noti nella zona provenienti dalla fornaci di Q.CLODIUS AMBROSIUS, non che quelle più singolari di B. VETTIA, ASSIANI e L. PET., impressi negli elementi con caratteri diversi tali da dimostrare lo sviluppo nel tempo della produzione. Tipici a questo proposito i bolli della fornace di Q. CLODIUS AMBROSIUS.
Per quanto riguarda i livelli e la pavimentazione dei vani notiamo che i vani B e C legati ai muri più antichi e dagli stessi delimitati, presentano una pavimentazione a terra battuta con inseriti in pittoresco disordine di frammenti di bei ciottoli verdi, grigi, rossi insieme a qualche scaglia di terracotta rosso cupo.
Questo tipo di pavimento, il classico “signinum” di Plinio, è qui mirabilmente conservato nel vano B e continua ad essere in uso nelle fasi successive, mentre nel vano C che subisce l’ampliamento della seconda fase e la modifica della terza, il signinum è coperto dal pavimento della seconda fase a cubetti e regolare di cotto e tessellato normale bicromo, bianco nero con emblema centrale a scacchiera.
Anche il vano A è coperto da un tassellato analogo con la piccola scacchiera al centro, mentre e tutti gli altri ambienti presentano una uniforme e pavimentazione a cubetti di cotto (fig.4).
Il livello dei pavimenti tra la prima e la seconda fase quindi varia di qualche centimetro appena o non varia affatto (fig.5).

muri della villa romana della Liberta Peticia di Staranzano
Fig. 5 – Le tre fasi edilizie nel vano C

Interessante è notare i frammenti di intonaco che aderiscono ancora alle pareti est sud e ovest nel vano C e che si fondano sul tessellato pavimentale, dimostrando la precedenza del mosaico nell’ordine dell’esecuzione dei lavori nella casa e la contemporaneità del pavimento in cotto e del tassellato perfettamente suturati (fig 6).

villa romana della Liberta Peticia a Staranzano; murature
Fig. 6 – Tracce d’intonaco sulla parete Sud nel vano C


Rari i frammenti di anfore e vasi, mancante assolutamente ogni tipo di suppellettile, la costruzione innalza debolmente la sua voce da un’unica iscrizione su pietra
.
Come i muri anche la pietra dimostra d’esser stata rielaborata ed incisa in due periodi diversi.
Il tipo e quello di un frammento di piattaforma quadrangolare (57x57x0,90) che sul fianco reca l’epigrafe B.D.V. PETICIA LL AR. e sulla superficie la più tarda scritta NIGELI quasi appena graffita. La pietra è stata rinvenuta nel vano c insieme ad una ancòra in sito priva di iscrizioni ma di proporzioni circa analoghe (59x60x0,09) con foro centrale in superficie.
Allo stato attuale dello scavo che qui semplicemente presento riservandomi ulteriori precisazioni a scavo ultimato per evitare errori di valutazione o di interpretazione così facili sul terreno “a sorpresa” dell’ Archeologia, è possibile dedurre quanto segue: ci troviamo di fronte ad un edificio la cui origine per tipi di strutture di pavimenti può essere posta al confine e tre primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo, che si sviluppa con ampliamenti in pianta e pavimentazioni a mosaico geometrico bianco-nero verso il secondo secolo dopo cristo, assumendo in seguito un aspetto particolare.
Quest’ultimo le viene conferito dalle modifiche interne poco canoniche per la vita di una semplice villa rurale, come il primitivo aspetto del complesso ce lo farebbe denominare tipologicamente. Infatti se il vano c nella sua seconda fase fa pensare ad una sua probabile distrazione a triclinio con il pavimento di cotto nell’area di letto tricliniare ed il tappeto musivo l’area libera, nella terza fase è diviso stranamente in quattro piccoli vani che procedono sopra il pavimento in cotto (vedi fig. 1).
Perché?
E quale è lo scopo del grosso basamento quadrangolare costruito in D pure sopra il pavimento in cotto (fig.7)?

villa romana della Liberta Peticia di Staranzano
Fig. 7 – Basamento di cotto della III fase nel vano D

Troppo grande per essere la base di un pilastro o di una colonna, il cubo rimane per ora a sé stante ed aspetta una soluzione nel procedere dello scavo verso Ovest. Ma l’iscrizione trovata apre una possibilità nuova di interpretazione: non potrebbe essere stato adibito ad un certo momento a sacello, a sala di culto privato o pubblico?
Potrebbero esserlo stato qual orrendo descrizione la sigla B.D.V fosse leggibile sicuramente come B(ONAE) D(EAE) V(OTUM),  interpretando la pietra come il basamento di un elemento (labrum?) offerto da Peticia,  probabile liberta di un Lucio, di cognome AR(RIANA?) quale voto alla Bona Dea, divinità molto nota ed onorata della nostra regione (confronta il sacello di Trieste e del culto nell’Istria e nell’Aquileiese), specialmente dalle donne proprio se liberte.
In questo caso non meraviglierebbero la soglia a nord in pietra, rifinita, alta, con i fori laterali per i cardini dei battenti della porta, né le speciali suddivisioni del vano orientale che potrebbero corse essere considerate dei depositi d’offerte o dei segreti recessi di culto (alla Bona Dea si associavano spesso alte divinità), né qualche traccia di transenna forse riconoscibile tra i pavimento in cotto ed il tassellato, lungo la loro sutura, sempre perfetta e stringente, nella zona settentrionale, nè il basamento in pietra in sito sul lato meridionale.
Ma per convalidare le nostre ipotesi dobbiamo ancora attendere finchè la terra ci avrà aperto ogni suo segreto. Notiamo intanto che la gens PETICIA  è ben conosciuta nella X Regio Venezia et Histria attraverso varie iscrizione rinvenute in luoghi diversi, a buona prova della diffusione della famiglia nell’area.
Tracce di fuoco, danni recati ai pavimenti dal materiale rovinato nella caduta dall’alto, documentano il piccolo dramma vissuto dall’edificio forse già in epoca imperiale con la discesa dei premi barbari o delle legioni avversarie nelle lotte imperiali del III secolo.
Il saccheggio o la fuga degli abitanti sotto l’incubo del pericolo ha fatto sì che la suppellettile migliore e quanto era salvabile fosse portato via lontano. Ecco forse perché lo scavo non ha restituito nulla di quanto poteva dirci di più sugli uomini che hanno animato con la loro esistenza il breve tratto di spazio e di tempo compreso tra le mura di ciottoli e mattoni.


Valnea Scrinari

Valnea Scrinari è stata un’ archeologa triestina laureatasi dapprima a Trieste nel 1945 con il professor Mario Mirabella Roberti, di cui fu poi assistente, e poi a Roma, in Lettere classiche. Già Sovrintendente delle Venezie, si dedicò al Museo archeologico di Aquileia per passare successivamente alla Direzione della sovrintendenza alle antichità di Roma e poi di Ostia.